Attenti alla dittatura dei "buoni"

Udine,16 luglio2021

Diritto di voto per i diciottenni anche al Senato

Attenti ai “buoni”

Un messaggio della Presidenza collegiale di Autonomie e Ambiente

La recente legge costituzionale che ha abbassato a 18 anni l’età per il voto al Senato, attesa da tempo per aumentare la partecipazione dei giovani alla vita politica democratica, era una di quelle cose da “buoni” a cui era difficile dire di no.

Eppure, in una repubblica grande e complessa come quella italiana, è necessario domandarsi se questo ritocco della Costituzione non rischi di aggiungere argomenti a favore di coloro che dicono che il Senato è un doppione della Camera, ora che hanno la stessa base elettorale. Quello che ci viene presentato come un ampliamento dei diritti democratici, potrebbe rivelarsi un ben mascherato ma non meno pericoloso disegno centralista e autoritario.

Il governo ha accentrato sempre più poteri. Sempre più spesso il Parlamento è costretto alla mera ratifica dei suoi decreti. Con la riduzione del numero dei parlamentari si è drasticamente ridotta la rappresentanza dei territori e delle diversità politiche, sociali e culturali. Gli elettori non hanno da decenni la possibilità di scegliere le persone, ma solo sigle, cartelli e “leader” soli al comando. Con la legge elettorale si vorrebbe forzare, per uno schieramento che prevalesse sugli altri, una attribuzione artificiosa dei seggi che gli assicuri una maggioranza in entrambe le camere. Questa è una deriva, nonuna manutenzione delle istituzioni.

Continuando così si arriverà presto a dire che il Senato è un doppione della Camera, quindi lo si potrebbe anche abolire. Eliminato il Senato eletto su base regionale, il passo successivo potrebbe essere la messa in discussione delle regioni e della stessa Repubblica delle Autonomie.

Incidentalmente, dopo anni di qualunquismo e di “uno vale uno”, ora ci troviamo in un tempo di rivalutazione della competenza, che però non è affatto, si badi, una fase di allargamento della partecipazione e rafforzamento della democrazia, tanto meno delle autonomie territoriali e sociali. Una opinione pubblica, impaurita e impoverita, stanca di improvvisazione e incapacità, viene spinta ad affidarsi all’ennesimo “salvatore della patria”.

Il conformismo dei media, i monopoli tecnologici e farmaceutici, la gestione centralista della crisi pandemica, la pretesa di gestione tecnocratica del Piano Nazionale Ripresa e Resilienza (PNRR) devono destare preoccupazione, perché le decisioni sono prese da elite sempre più ristrette.

Restiamo vigili, perché troppi “buoni” sono subalterni all’idea che l’uomo solo al comando sia “progresso” per questa Repubblica (e magari un giorno persino per l’intera Unione Europa).

Contro la minaccia del centralismo autoritario dobbiamo continuare la nostra lotta per l’autogovernodei territori. Nell’attuale Repubblica delle Autonomie non dobbiamo solo difenderci, ma passare all’attacco, anche con il rilancio dell’ideale di un Senato delle Regioni, come ampia e potentecamera rappresentativa delle diversità territoriali di questo stato.

 

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(Fonte della foto: https://www.senato.it/)

Porre fine allo stato di emergenza

Udine,28 novembre 2021

Per la fine dello stato di emergenza

Comunicato stampa della Presidenza di Autonomie e Ambiente

1) Riprendendo riflessioni già emerse e consolidate in Autonomie e Ambiente, sia in nostre precedenti prese di posizione che nelle decisioni della nostra II Assemblea generale, torniamo a chiedere che si ponga fine allo stato di emergenza entro il 31 dicembre del 2021. E’ necessario che il potere esecutivo e ogni altra autorità centrale - sanitaria, di protezione civile, di pubblica sicurezza, delle forze armate – ritornino entro i limiti delle loro funzioni ordinarie.

2) Alla luce dell’esperienza interna e internazionale, il Covid non è più una malattia sconosciuta, né sono più sconosciute le potenzialità ma anche i limiti delle misure messe in campo per prevenirla (distanziamento fisico, mascherine, riduzione delle occasioni di assembramento) o per curarla (dalle cure precoci anti-infiammatorie ai nuovi vaccini).

3) Le amministrazioni regionali e comunali, gli ospedali, le aziende sanitarie, le università e i centri di competenza devono avere le risorse promesse dal Governo, per poter ricostruire una sanità territoriale pubblica, presente in prossimità fin nelle più piccole e remote località, nel rispetto della Costituzione e degli Statuti di autonomia. Il Covid ha dimostrato, una volta di più, che solo una rete di servizio sanitario pubblico territoriale è in grado di fronteggiare con la necessaria elasticità le situazioni di crisi. Questa elasticità deve essere protetta e anzi premiata, nel tempo, da una seria programmazione, territorio per territorio, sotto il controllo stretto dell’opinione pubblica delle comunità locali, le dirette interessate.

4) In caso di nuovi focolai, i sindaci e i presidenti di regione hanno i poteri necessari per imporre restrizioni circoscritte e appropriate alle caratteristiche di ciascun territorio, senza più ricorrere a disastrose quarantene generalizzate o a provvedimenti inutilmente discriminatori. I più recenti decreti (come quello sul c.d. Super Green Pass) ci paiono difficilmente conciliabili con il quadro normativo europeo sin qui consolidato.

5) Pur non volendo entrare in discussioni che non ci competono, ricordiamo quanto da Autonomie e Ambiente già sostenuto in passato su un tema specifico: è di cruciale importanza valorizzare le cure precoci domiciliari, che hanno dimostrato di poter ridurre drasticamente l’ospedalizzazione e le complicazioni. Il Covid è una malattia con cui dobbiamo imparare a convivere. L’infodemia di terrore non è più in alcun modo giustificabile.

6) Le forze sorelle di Autonomie e Ambiente ribadiscono la necessità di sospendere i brevetti (waiver of patents) dei nuovi farmaci, che – ricordiamolo - sono stati integralmente finanziati dai fondi pubblici. Si devono moltiplicare i centri di produzione locale, in ciascun territorio, di ciò che serve alla sanità pubblica, in un rapporto con i privati meno sbilanciato a favore di questi ultimi.

7) Ci sia consentito, infine, di esprimere la nostra preoccupazione. I poteri emergenziali centrali sono già andati oltre i limiti costituzionali. Il significato della parola “emergenza” viene stravolto, quando gli interventi straordinari diventano ordinari. Non ci pare ci sia consapevolezza che quella del Covid non è una emergenza, ma un fenomeno destinato a ripresentarsi. Anche in campo sanitario, come si è già dimostrato necessario in caso di crisi ambientali od energetiche, è tempo di programmazione.

 

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