Centenario di Pruner

Omaggio a Heinrich (Enrico) Pruner, nel centernario della nascita

Ripubblichiamo qui, pressoché integralmente, un omaggio a Heinrich (Enrico) Pruner che fu scritto l'anno scorso dal figlio Walter Pruner, in preparazione del centenario della nascita: 24/01/1922 - 24/01/2021.  Ringraziamo Piercesare Moreni e Walter Pruner per la segnalazione.

Omaggio a Heinrich (Enrico) Pruner

La lunga marcia di avvicinamento verso l’Autonomia passa oggi attraverso il ricordo di un uomo che questa marcia iniziò, il 25 luglio 1948, con la fondazione del Partito Popolare Trentino Tirolese, e condusse fino alla sua scomparsa.

Enrico Pruner nacque a Frassilongo il 24 gennaio 1922: la comunità politica trentina, non solo quella autonomista, rimase l’8 settembre 1989 orfana di un politico che mise al centro della sua narrazione politica la persona, l’ Autonomia, l’Europa. Il suo orizzonte politico fu il benessere del singolo in un contesto di Autonomia diffusa ai territori e in un quadro di Europa dei popoli. Visione europeista ante litteram, azione politica tra la gente e per la gente, lettura di contesto e capacità di rapido cambio di passo ma non di rotta, lesse anche da sognatore l’attualità di allora in chiave di visione virtuosa di Trentino autonomista, orgoglioso e solidale.

Una eredità politica coerente ma complessa, quella lasciata dal leader mocheno, al quale una intera Comunità può guardare con gli occhi di chi l’Autonomia intese quale forma autentica e sincera di autogoverno, oltre ogni interesse di parrocchia.

La parte biografica del suo poliedrico impegno, che lo ha visto più che calcare, interpretare il proscenio della politica regionale per otto legislature, dalla 2^ alla 9^, è ampiamente nota.

Forse lo sono meno alcuni tratti di contorno che in ognuno di noi performano il nostro essere uomo e donna sociali. Non c’è persona senza una dimensione politica che non sia influenzata da quella personale. Portati di esperienze individuali sociali, culturali, familiari, fanno parte del bagaglio anche politico del singolo ad ogni livello, dal semplice elettore allo statista internazionale.

La nascita di Enrico nel cuore della Valle dei Mocheni è un dato determinante per comprenderne il carattere e la sua cultura interetnica. Alcuni semplici spunti. La povertà, la estrema arretratezza economica, l’insistenza di un dato linguistico diverso rispetto alla comunità trentina cui apparteneva, con un idioma identitario totalmente differente e che induceva nella migliore delle ipotesi la comunità altra ad un sospetto, ad una diffidenza preventiva, indussero la gens mochena a vivere, obtorto collo, da un lato il disagio di dover difendere una propria evidente peculiarità per nulla capita dalla mentalità nazionalista e post fascista del dopoguerra; dall’altra ad obbligarsi all’ adozione di adeguati contrappesi alla ricerca di un proprio riscatto sociale ed economico indurito, in questa gara della grande ricostruzione post bellica, da una indigenza e limitatezza di partenza senz’altro molto più grave che altrove.

All’interno di questo panorama il giovane Heinrich Pruner, come veniva chiamato fin da bambino, conclusi gli studi obbligatori, a soli 14 anni venne inviato al Liceo in lingua tedesca di Bolzano, con i soldi faticosamente accantonati dal papà Stephan, kromer come tantissimi capifamiglia mocheni, una sorta di venditore porta a porta che a piedi raggiungeva i masi dell’Alto Adige per vendere di ogni bene, rientrando due volte all’anno con i parchissimi guadagni ottenuti.

La bicicletta per raggiungere da Frassilongo la stazione di Pergine Valsugana, per qualche mese mimetizzata tra la vegetazione circostante, alla volta di Bolzano, il giovane quindicenne l’avrebbe poi ripresa da lì a molto tempo a Natale e Pasqua per rientrare nella sua Frassilongo solo per le pause scolastiche.

Ultimo di cinque figli, ancora adolescente rimase orfano di madre. L’unica donna di famiglia, la sorella maggiore Irma, entrò nel ruolo di madre e come accadeva normalmente in Valle, privata nella stragrande maggioranza dei casi della presenza del padre lavoratore fuori sede, ne diventò anche mater familias.

Conclusi gli studi liceali in lingua tedesca, passò a quelli universitari laureandosi a Bologna in Agraria. Convolerà a nozze il 2 maggio 1956 con Emma Pallaoro, con cui avrà quattro figli, Cristina, Sonia, Walter e Nadia.

E’ in questo connubio forte tra cultura rurale vissuta in prima persona, cultura universitaria fuori il proprio piccolo cortile di valle, e la curiosità insita nell’indole di Heinrich, che si formò l’approccio popolare alla politica. Quell’approccio che lo rese robusto e forgiato. Capace di rapportarsi empaticamente con l’ultimo dei contadini come con il primo dei funzionari. Con l’ultimo dei diseredati come con il capo di Partito. Storici i suoi comizi e le disfide con avversari sempre rispettati ma mai destinati di regalie o cortigianerie. Il cambio di passo, lo sguardo istrionico, la scelta dei tempi scenici e della metafora adatta lo hanno reso comprensibile ad ogni latitudine e longitudine sociale.

Quattro probabilmente le fasi politiche fondamentali, tra loro comunicanti, che si possono azzardare:
- Il periodo asarino formativo con la nascita del PPTT (Partito Popolare Trentino Tirolese) e la sua candidatura ed elezione a consigliere regionale nel 1952.
- Il periodo del governo regionale con l’assessorato alle Foreste e Agricoltura (1960/64) e il sanguinoso periodo delle bombe degli anni ‘60. Periodi di schedature, censure, informative e pedinamenti di cui fu vittima lo stesso Pruner.
- Gli anni ’70 e il secondo Statuto. Le grandi intuizioni della seconda metà degli anni ‘70 con le battaglie sugli espropri, la Pirubi, i terreni ex Sloi, le Asuc, la lingua tedesca nelle scuole elementari, la Samatec, le acciaierie di Borgo Valsugana, l’uranio in Val Rendena, contro il confino in domicilio coatto dei malavitosi e le manifestazioni di Sant’Orsola e Trento.
- La spaccatura del Partito dei primi anni ‘80 e la ricomposizione lenta e dolorosa con il Congresso di unificazione del gennaio 1988.

Un forte vento europeista lo sospinse agli inizi degli anni ‘80 sul fronte “estero” con accelerazioni politiche di illuminata intuizione, originalità e modernità. Oltre ai rapporti stretti con la Baviera di Strauss, quelli con Jacques Chirac in Francia, i Catalani ed i Baschi in Spagna, alimentò l’impegno per l’Europa delle Regioni e dei popoli, con lo sguardo verso la Mitteleuropa ed il Tirolo quale approdo naturale.

La rete di contatti coi partiti federalisti europei lo fecero un antesignano delle successive e postume declinazioni euroregionali. Ma è anche all’interno dei confini nazionali che coltivò ambizioni di stretta collaborazione coi partiti autonomisti dello Stivale, da quello friulano alla Unione Piemonteisa, dalla Sardegna alla Valle D’Aosta, dai movimenti siciliani a quelli veneti.

In una dimensione di grande apertura, purtroppo da pochi in quella fase storica compresa, incarnò il destino di chi guarda avanti, oltre le turbolenze del presente, per immaginare il futuro e prefigurarne orizzonti, scenari e risposte. Volando oltre i gas di scarico del compromesso elettorale al ribasso o del populistico tornaconto di maniera.

A fianco della gente, mai sopra la gente.

Buon compleanno giovane Enrico Pruner.

(lo scritto di Walter Pruner è stato reso noto attraverso le reti sociali per il 99° compleanno di Heinrich Pruner, il 24/1/2021 - AeA lo recepisce pressoché integralmente per il centenario della nascita, il 21/1/2022 - ndr)

Fonte dello scritto:

https://www.facebook.com/100005963704891/posts/1842842682591171/?d=n

 

Fare rete in Sardegna e ben oltre

 

Olbia 20 novembre 2021

 

Gentilissimi e gentilissime partecipanti al convegno indetto dall’Assemblea Natzionale Sarda (ANS),

 

in occasione dell’incontro con la presidente dell’Assemblea Nacional Catalana (ANC), Elisenda Paluzie, vi scrivo, impossibilitata a presenziare, in qualità di osservatrice ALE-EFA e delegata di Autonomie e Ambiente.

Vi trasmetto i saluti e gli auguri di buon lavoro della presidente ALE-EFA Lorena Lopez De La Calle e del presidente di Autonomie e Ambiente Roberto Visentin, oltre ai miei personali.

La storia della Catalogna, come territorio autonomo che aspira e quindi lotta per il pieno autogoverno in una Europa confederale, è esemplare e dovrebbe essere d’ispirazione per la Regione Autonoma della Sardegna e per tutti gli altri territori della Repubblica Italiana che aspirano all’autodeterminazione.

La repressione anti-catalana deve essere approfondita e ben compresa da tutti noi. Noncisi può nascondere che tale repressione sia sostenuta in molti modi, espliciti o sotterranei, dalle forze del centralismo sia in Italia che in Europa.

La Repubblica Italiana e l’Unione Europea, come dimostrato una volta di più dall’uso del mandato di cattura europeo come armapoliticaimpropria contro gli esuli catalani, sono percorse da pulsioni autoritarie e centraliste, ma la nostra ammirazione per il percorso deiCatalani non deve fermarsi alla valutazione dei risultati da loro ottenuti, tralasciando l’analisi del metodo seguito per ottenerli.

È necessario capire le fasi del percorso, composto di dialogo, unità di intenti, piccole e grandi strategie e che ha portato la Catalogna a sfiorare il Sogno indipendentista.

Lo loro capacità di crescere, rinnovarsi, fare rete con le forze civiche, ambientaliste, territoriali e locali, spiega molti dei loro risultati.

Alla luce di questo oggi,anchein questa assemblea si possono gettare le basi per un nuovo percorso, che vada verso la maturità dell’autodeterminismo sardo,il qualedeve passare necessariamente dalla celebrazione delle altrui vittorie alla programmazione delle proprie,che sianovittorie a breve, a media, o a lunga scadenza.

La pluralità delle forze che aspirano all’autogoverno della Sardegna è una ricchezza che va incanalata nella capacità di fare squadra, rammentando che il nostro unico avversario storico è il centralismo.

Infine l’auspicio è che il mondo autodeterminista sardo volga lo sguardo anche a quei territori della penisola italiana che soffrono degli stessi mali della nostra terra, che aspirano a forme più o menoavanzatedi autogoverno, che come noi detengono un patrimonio culturale e linguistico oramai a rischio.

Non è da sottovalutareche un lavoro politico comune, tra forze delle diverse nazioni e territori,ci consentirebbe di esercitare maggiori pressioni sulla Repubblica Italiana,anche per una riscrittura della Costituzione in terminipiù avanzati nella direzione dell’autogoverno dei suoi popoli e territori.

Lo statuto della nostra regione è oramai obsoleto,dopo esser stato in gran parte tradito,mentre lo stato italiano sta riguadagnando terrenoin ogni materia.

Sono convinta che sia necessario ristabilire i termini dei rapporti fra stato e regione e sono altresì convinta che non si possa aspirare all’indipendenza se non si è capaci di praticare l’autonomia.

Con l’augurio di un proficuo lavoro vi saluto e vi abbraccio.

Silvia Lidia Fancello

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Festa dell'autogoverno a Montecopiolo

Ieri, sabato 7 agosto 2021, siamo stati invitati a una bella festa a Villagrande di Montecopiolo. Siamo stati ospiti del Comitato per Montecopiolo e Sassofeltrio in E.-Romagna, che hanno raggiunto quest'anno, dopo 14 anni di lotte, il risultato di essere spostati, a norma dell'art. 132 della Costituzione, dalla regione Marche alla regione Emilia-Romagna.

Tutte le forze di Autonomie e Ambiente, insieme al senatore Albert Lanièce della Union Valdôtaine, hanno contribuito negli ultimi due anni, a questa battaglia per il rispetto della Costituzione e dell'autogoverno delle popolazioni locali.

La forza sorella Movimento per l'Autonomia della Romagna (MAR), in particolare, è stata al fianco di queste comunità romagnole che hanno dovuto aspettare così tanto per riunirsi alla loro terra.

Nel corso del pranzo, ha tenuto un piccolo ma denso discorso uno storico dirigente del MAR, il dottor Riccardo Chiesa, che ha ricordato come quella di Montecopiolo e Sassofeltrio sia stata una battaglia di autodeterminazione. E' stata l'espressione di storica e potente tendenza delle popolazioni, tutte e dappertutto, a pretendere l'ultima parola non solo su chi le governa e come, ma anche dove si è governati e quanto distanti, o piuttosto vicini, debbano essere quelli che ci governano. Evocando la poesia di Aldo Spallucci, il dottor Chiesa, ha ricordato che è stata una lotta ma anche un momento di gioia e di unità popolare. Proprio in una terra che è stata divisa da pulsioni ideologiche vigorose, è tempo per i Romagnoli di abbassare i vessilli che dividono e di innalzare insieme la bandiera unitaria e gioiosa dell'autodeterminazione, per il bene delle generazioni future.

Era presente come ospite alla festa l'architetto Francesco Frattolin, friulano di San Michele al Tagliamento, che è stato uno dei pionieri dell'attivismo delle comunità locali per poter correggere i confini inappropriati, che non rispettano la storia o non sono più confacenti alla situazione sociale ed economica contemporanea. Francolin si è meritato, per il suo apporto alla causa del passaggio in Romagna dei comuni della Vamarecchia, la cittadinanza onoraria di Sant'Agata Feltria. Ci ripromettiamo di fare insieme a lui degli approfondimenti sulla situazione di almeno un'altra ventina di territori che, in questa Repubblica, attendono una risposta alle loro richieste di aggiornamento dei confini amministrativi.

Nelle foto che alleghiamo per documentare il gioioso evento potete riconoscere, tra gli altri, Antonio D'Agostino e Davide Severini (attivisti di punta della lotta che ha riportato Montecopiolo e Sassofeltrio in Romagna), (Serafina Lorenzi (presidente del Comitato che ha riportato in Romagna i due comuni), Samuele Albonetti (coordinatore del MAR), Giovanni Poggiali (vicepresidente del MAR), Mauro Vaiani (dirigente del Comitato Libertà Toscana e segretario dell'assemblea di Autonomie e Ambiente).

20210807 img Montecopiolo Serafina WA0042

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 Approfondimenti:

https://www.facebook.com/groups/163391954539

 

Per la Costituzione, non solo per la Romagna

 

Il Senato della Repubblica ha chiuso ieri, con un voto favorevole definitivo, il lunghissimo iter della legge per il passaggio dei comuni di Montecopiolo e Sassofeltrio dalla regione Marche alla regione Emilia-Romagna, dalla provincia di Pesaro e Urbino alla provincia di Rimini.

I due comuni romagnoli avevano chiesto di tornare in Romagna nel 2007, con un referendum popolare organizzato ai sensi dell'art. 133 della Costituzione, dove la volontà popolare si era espressa in maniera schiacciante per il passaggio.

Montecopiolo è un comune di poco più di 1.000 abitanti, Sassofeltrio ha circa 1.300 abitanti. Il fatto che la volontà popolare di due comunità così piccole sia stata contrastata e repressa, oltraggiata e vilipesa, per quattordici anni, la dice lunga sulle condizioni in cui è ridotta la nostra Repubblica delle Autonomie.

Il voto del Senato, oltre che a essere stato finalmente rispettoso per le due comunità interessate e per la Romagna, salva la Costituzione, di cui si stavano calpestando principi indisponibili a chiunque.

Autonomie e Ambiente si congratula con il Comitato promotore del passaggio dei due comuni, che ha lavorato generosamente per tanti anni e ancora vigilerà perché nei vari passaggi amministrativi non si trascurino mai più gli interessi delle persone e delle comunità. Ringraziamo la forza sorella Movimento per l'Autonomia della Romagna per averci coinvolto e consentito di dare umilmente il nostro appoggio alla causa. Ringraziamo il sen. Albert Lanièce, della 'Union Valdôtaine (UV), per essersi sempre informato e interessato della vicenda.

L'opposizione, spesso con motivazioni opache e per assurde impuntature da parte dei partiti centralisti e autoritari, a simili correzioni dei confini amministrativi italiani (che spesso furono cambiati arbitrariamente sotto il fascismo) deve finire. Deve tornare a essere pienamente rispettata, ovunque, la volontà popolare, ovviamente informata e ponderata, espressa nelle dovute forme.

Chi non rispetta la democrazia e la Costituzione nelle piccole cose, non la rispetterà nelle situazioni più grandi, questo deve essere chiaro. Vigiliamo!

 

 

 

Presentazione della sorellanza AeA

(ultimo aggiornamento della presentazione: 28 gennaio 2021)

Autonomie e Ambiente (AeA) è una speranza per i territori, per la Repubblica delle Autonomie, per l’Europa delle regioni. E' stata registrata l’11 novembre 2019, dopo una lunga serie di contatti e incontri preliminari tra diverse forze italiane aderenti alla Alleanza Libera Europea, ALE (European Free Alliance, EFA) e altre forze locali di diversi territori.

Questa innovativa sorellanza tra forze politiche territoriali della Repubblica ha tenuto la sua prima assemblea generale e si è presentata all'opinione pubblica a Udine il 21 febbraio 2020.

La rete unisce forze politiche locali e territoriali, ciascuna delle quali ha la propria storia localista, territorialista, autonomista, federalista, confederalista, indipendentista. AeA è una alleanza di forze politiche attive in tutta la Repubblica Italiana, costituite secondo l'art. 49 della Costituzione. Ospita anche gruppi politici e politico-culturali che non hanno ancora partecipato alle elezioni nei loro territori.

Per una lista aggiornata dei membri si visiti il link RETE, dal menu principale del nostro sito.

AeA ha stabilito un rapporto politico diretto con ALE-EFA, assumendo un ruolo di sostegno alle forze locali della Repubblica Italiana nel loro cammino di adesione alla confederazione politica europea.

Le forze di AeA si sono unite in questa sorellanza per condurre la Repubblica Italiana a una svolta politica verso un radicale decentralismo, cominciando con la piena attuazione della Costituzione e degli Statuti regionali (speciali e ordinari), che disegnerebbero una ideale Repubblica delle Autonomie ma che da decenni vengono costantemente disapplicati o addirittura traditi.

La piaga del coronavirus, che ha colpito tutti i territori della Repubblica, ha reso drammaticamente evidente non solo l’attualità ma addirittura l’urgenza del nostro progetto. Le grandi intuizioni ormai globali, quelle necessarie per la salute, l’ambiente, la pace, la giustizia, le libertà, potranno essere realizzate solo attraverso forti e determinate azioni locali, territorio per territorio.

Autonomie e Ambiente intende colmare il vuoto lasciato nel sistema politico italiano ed europeo da coloro che non sono riusciti a risolvere un antico problema, quello che Gandhi definiva correttamente come necessità dalla coerenza tra strumenti e fini. Per decenni le promesse di decentramento e sussidiarietà sono state tradite da tutti: sinistre, destre, tecnici, politici, persino da vecchi e nuovi movimenti (il leghismo e i Cinque Stelle, per esempio) che pure erano cresciuti proprio proclamando di voler restituire più potere alle comunità locali e ai cittadini. Cosa è andato storto? E’ successo che tutti i partiti sono diventati “nazionali”, cioè centralisti e verticisti, cioè guidati da leader soli al comando o comunque da cerchie ristrette (non di rado avide del potere e delle ricchezze concentrate nelle istituzioni centraliste). Da forze politiche intrinsecamente centraliste e autoritarie non potranno mai essere realizzate riforme decentraliste, evidentemente.

Se si vogliono davvero la Repubblica delle Autonomie e una nuova Europa delle regioni, dei territori e dei popoli, occorre uno strumento politico confederale, inclusivo, plurale, governato collegialmente da una nuova generazione di leader locali di forze politiche territoriali. Per questo abbiamo costituito Autonomie e Ambiente.

AeA è stata concepita attraverso un lungo dialogo preparatorio tra forze antiche e nuove, per l’autogoverno di tutti dappertutto, facendo tesoro delle preziose esperienze di collaborazione politica tra forze territoriali che ci sono state in passato, come le liste Federalismo, e altri sforzi congiunti portati avanti dalle forze autonomiste storiche nelle aule parlamentari e nella società.

La sorellanza si riconosce debitrice delle visioni di autogoverno diffuso presenti nelle lotte antipartitocratiche, antiautoritarie, anticentraliste che sono fiorite in tutto il mondo dopo il 1989, ma che erano emerse anche molto prima: nella istituzione delle regioni a cui si giunse nel 1970; nei movimenti autonomisti degli anni della Ricostruzione; nella presenza del gruppo autonomista alla Costituente; nell’indipendentismo siciliano e sardo; nell’anticolonialismo; nel neutralismo (socialisti, popolari, liberali, conservatori contrari all’ingresso del Regno d’Italia nella “Inutile Strage” 1915-1918).

Tra le pietre miliari della nostra storia decentralista, ci limitiamo qui a ricordare un documento moderno e ancora incredibilmente attuale, a cui Autonomie e Ambiente si sente sente strettamente ancorata, la Dichiarazione di Chivasso, firmata il 19 dicembre 1943 a Chivasso, durante un convegno antifascista e anticentralista clandestino, a cui contribuirono, tra gli altri, figure come Émile Chanoux e Federico Chabod. Nella Carta di Chivasso fu sancita la rivolta contro “i venti anni di malgoverno livellatore ed accentratore sintetizzati dal motto brutale e fanfarone di «Roma Doma»”, ma più in generale contro il centralismo, il colonialismo, il militarismo, che avevano caratterizzato lo stato unitario italiano, scatenando “OPPRESSIONE POLITICA, attraverso l'opera dei suoi agenti politici ed amministrativi (militi, commissari, prefetti, federali, insegnanti), piccoli despoti incuranti ed ignoranti di ogni tradizione locale, di cui furono solerti distruttori; ROVINA ECONOMICA...; DISTRUZIONE DELLA CULTURA LOCALE...”. La Carta di Chivasso propose “un regime repubblicano democratico a base regionale e cantonale”, con un evidente riferimento alla Confederazione Svizzera, come unica garanzia contro il ritorno della dittatura, considerata come una conseguenza diretta del centralismo autoritario italiano.

Il nostro decentralismo contemporaneo, quindi, ha radici profonde, diverse e complesse in ogni territorio. Le forze politiche sorelle di Autonomie e Ambiente sono fedeli a queste radici e forti di esse guardano lontano, perché, come amano dire gli attivisti dell’autogoverno della Catalogna, siamo ormai negli anni duemila e “siamo qui per cambiare secolo, non solo per cambiare stato".

Leggi il testo integrale della Carta di Chivasso

Leggi la nostra Carta dei Valori

Leggi lo statuto e le regole di funzionamento della sorellanza

* * *

 

Sostegno alla causa di Montecopiolo e Sassofeltrio

 

Approvato in via straordinaria dalla II Assemblea in sostegno alle comunità di Montecopiolo e Sassofeltrio

Udine,20 marzo 2021

Ordine del giorno
di sostegno alla volontà popolare dei comuni di
Montecopiolo e Sassofeltrio

LaII Assemblea Generale di Autonomie e Ambiente, riunita per approfondire il tema del

Ritorno alla Costituzione e agli Statuti

nel corso della II sessione del 20 marzo 2021, all’unanimità e in via straordinaria,esprime pienoe incondizionato sostegno alla causa del rispetto della volontà popolare dei cittadini dei comuni di Montecopiolo e Sassofeltrio, espressa da ormai 14 anni (referendum popolare del 24 e 25 giugno 2007), invitando il Senato della Repubblica a concludere al più presto l'iter della legge per il trasferimento dei due comuni dalla regione Marche alla regione Emilia-Romagna.

Per maggiori informazioni:Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. -Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Scarica in pdf:

https://www.autonomieeambiente.eu/files/9/Documentazione/7/2021-03-1920IIAGAeAordine-del-giorno-Montecopiolo-Sassofeltrio.pdf

Riascoltate il pacato ma severo riepilogo della storia del referendum tradito, nelle parole di Agostino D'Antonio:

 

 

 

Un'alleanza per salvare Palermo

Riceviamo dalla Segreteria del Movimento Siciliani Liberi e volentieri rilanciamo:

UN'ALLEANZA PER SALVARE PALERMO

Domenica 21 novembre 2021 si è svolto un incontro, l'ennesimo, in vista delle prossime elezioni amministrative di Palermo a Palazzo Varvaro Pantelleria.

È da circa un anno che l'arch. Ciro Lomonte, il segretario di Siciliani Liberi, partecipa a incontri con varie realtà di Palermo e dialoga, nel segno del civismo, con associazioni di cittadini, gruppi di volontariato, in vista dell'appuntamento di giugno 2022 per il rinnovo dell'amministrazione della città.

La riunione di domenica è stata aperta dall'appello del segretario a ragionare sul metodo, più che sui programmi. La coalizione cui si prova a dare vita vuole essere un'alternativa seria ai partiti italiani.

Il dibattito è stato animato da Giuseppe Vizzolo, Marcello Muratore e Pippo Catalano (Forza Palermo); Fabio Alfano, Liboria Ribaudo, Rita Barbera, Gaspare Citarrella (Bene Collettivo - Progetta Palermo); Nadia Spallitta, candidata sindaco nel 2017; Danilo Lannino, Francesco Raffa (Rigeneriamo Palermo); Claudio Fogazza; Giulia Argiroffi, attuale consigliere; Giovanni Moncada, presidente Associazione Comitati Civici; Marco Lo Dico, vicesegretario Siciliani Liberi. Erano presenti fra gli altri Giacomo Pillitteri, Filippo Occhipinti (ex consigliere comunale), Fabrizio Romeo. Hanno inviato dei messaggi, in quanto stavolta non potevano essere presenti, Daniele Pirrello (Sicilia, Futuro e Rinascita) e Alessandro Fontanini (Palermo merita di più).

Si punta a creare un comitato che coordini la coalizione, con le tre donne più rappresentative: Nadia Spallitta (vicepresidente del consiglio comunale nel periodo 2012-2017), Giulia Argiroffi (nota per la sua opposizione sempre ben argomentata in consiglio comunale), Rita Barbera (direttrice di carceri, fra cui il Pagliarelli). Questo comitato terrà le fila, in attesa di scegliere una o un candidato sindaco di comune accordo, con un programma di rinascita di Palermo condiviso da tutte le realtà dell'alleanza.

Per seguire questo cammino di autogoverno politico e amministrativo di Palermo:

https://www.sicilianiliberi.org/2021/11/21/unalleanza-per-salvare-palermo/

VI Congresso MeriDem (Meridionalisti Democratici)

 

Udine, 23 novembre 2021

Cari amici Meridionalisti Democratici,

avremmo partecipato molto volentieri al vostro VI Congresso, che si riunisce ad Aversa il 28 novembre 2021. Ci è impossibile per impegni precedentemente presi, ma non potevamo rinunciare a trasmettervi i migliori auguri di buon lavoro.

Il vostro impegno e il dialogo che avete instaurato con la rete Autonomie e Ambiente sono preziosi. Insieme possiamo migliorare la capacità di collaborazione tra le formazioni politiche sinceramente convinte della necessità di lottare per l’autogoverno dei territori e di combattere il centralismo italiano, che subdolamente, ma oggi sempre più dichiaratamente, in ultimo con il prolungamento dello stato di emergenza, tenta di eliminare le nostre residue autonomie.

Oltre che contro il centralismo, dobbiamo impegnarci insieme contro i falsi difensori dei diritti territoriali, che costantemente tentano di boicottare l’autogoverno dei territori. Imprenditori della divisione (Nord vs Sud, o viceversa), si presentano come avvocati dei territori e poi inevitabilmente finiscono per fondare nuovi partiti centralisti, o per allearsi con essi. Le loro azioni, e ancor più i loro risultati, rendono ormai evidente la loro malafede.

La rete Autonomie e Ambiente è un coordinamento fra le diversità. Non c’è in noi alcuna volontà di semplificare le diversità territoriali. Anzi, al contrario, vogliamo fare rete con decine di realtà civiche, ambientaliste, localiste.

Il migliore augurio che vi possiamo fare è quello di riuscire crescere, non solo come movimento, ma anche movimento capace di allearsi con altri attorno al minimo comun denominatore di progetti politico-istituzionali percorribili e raggiungibili, nel rispetto delle diversità regionali e infraregionali.

Fra i nostri aderenti, per prossimità geografica, si unisce in modo particolare a questo saluto la forza sorella del Movimento Siciliani Liberi. Ci preme tuttavia farvi sentire la vicinanza di tutte le forze di Autonomie e Ambiente o in dialogo, come voi, con la nostra rete.

A presto!

Roberto Visentin

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Autonomie e Ambiente
Via Vittorio Emanuele III n.3 - 33030 Campoformido (UD)

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